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Etichetta del Dojo

Dojo è un ter­mine giap­ponese che sig­nifica eti­mo­logi­ca­mente “luogo dove si insegna la via”.

Do = via/​sentiero, per­corso di miglio­ra­mento per­son­ale — Jo = luogo

dojo

Il Dojo è lo spazio in cui si svolge l’allenamento ma è anche sim­bolo della pro­fon­dità del rap­porto che il prat­i­cante instaura con l’arte marziale, tale ultimo aspetto è pro­prio della cul­tura bud­dhista cinese e giap­ponese, che indi­vidua il Dojo quale luogo..

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Con­cen­trazione: ovvero la pre­senza mentale

La con­cen­trazione ci lib­era dalla dis­trazione, dalla dis­per­sione e ci con­sente di vivere pien­amente ogni istante. La pre­senza men­tale ci con­sente di vivere.
focus
È impor­tante saper res­pi­rare in modo da man­tenere la con­cen­trazione, dal momento che il respiro è uno stru­mento nat­u­rale ed estrema­mente effi­cace per pre­venire la dis­trazione. Il respiro è il ponte che con­nette la vita alla coscienza, che unisce il corpo ai pensieri.
Ogni volta che la mente si perde, il respiro è il mezzo che con­sente di ripor­tarla a casa.

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Meditazione

Qual­cuno ha detto che la med­i­tazione è l’unico modo per cam­biare vera­mente il carat­tere di una per­sona. È in gen­erale, la prat­ica di con­cen­trazione della mente su uno o più oggetti, immag­ini, pen­sieri, a scopo spir­i­tuale, reli­gioso, filosofico, o di miglio­ra­mento delle pro­prie con­dizioni psicofisiche.
mokuso
Tale prat­ica, in forme dif­fer­enti, è riconosci­uta da molti mil­lenni come parte inte­grante di tutte le prin­ci­pali tradizioni reli­giose. Nelle Upanisab, scrit­ture sacre induiste, è indi­cata con il ter­mine san­scrito dhyana. Uno stato della coscienza che può essere ottenuto medi­ante l’indirizzamento volon­tario della nos­tra atten­zione verso un deter­mi­nato oggetto (med­i­tazione rif­lessiva) o medi­ante la com­pleta assenza di pen­sieri (med­i­tazione recettiva).

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Flessibilita» quotidiana

Se non eserci­ti­amo ogni giorno tutte le arti­co­lazioni del corpo, con l’avanzare dell’età esse ten­der­anno a diventare rigide e inflessibili.
Così pre­venire è meglio che curare, per­ché un grammo di pre­ven­zione è meglio di un chilo di cura. Bisogna esercitare il pro­prio corpo ogni giorno come ogni giorno non dimen­tichi­amo di mangiare.
flessibilità«La meta suprema con­siste nel con­ser­vare la sci­oltezza del pro­prio corpo, per­ché il duro e il secco si rompono, il mor­bido e il mal­leabile soprav­vivono».

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Rego­lazione del respiro


respiro

Dopo la nascita, per provvedere alle neces­sità dell’organismo, ci si affida a due prin­ci­pali fonti dell’essenza: aria e cibo. Una volta assor­bite dal corpo, esse sono trasfor­mate in ener­gia: l’energia del cibo e l’energia dell’aria. Per vivere a lungo gli antichi guer­ri­eri saggi (ma oggi anche la scienza) ci inseg­nano a con­trol­lare con seren­ità la qual­ità di queste due fonti indis­pens­abili alla vita: il cibo e l’aria. Se la qual­ità del cibo e dell’aria è sca­dente, si accel­ererà la degen­er­azione del corpo: inson­nia, stress, asma, allergie, depres­sione, patolo­gie car­dio vas­co­lari, dis­menor­rea, alter­azioni della cir­co­lazione, riduzione della capac­ità arti­co­lare, riduzione vol­u­met­rica di corpi e dis­chi ver­te­brali, chiusura della gab­bia toracica, ecc…

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