io ti rispetto

Io ti rispetto (parte 2)

Cari ragazzi e ragazze, uno dei più importanti livelli di rispetto che un karateka, un judoka, o qualsiasi altro praticante di arti marziali può avere è quello verso i più deboli, un tipo di rispetto che nelle discipline marziali non deve mai essere dato per scontato.

Comprendere quando una nostra parola o azione creano disagio o dolore è il primo passo. In quel caso bisogna fermarsi: infatti il confine fra semplice scherzo e bullismo è molto labile perché lo stesso scherzo può avere effetti diversi a seconda di chi lo subisce, quindi bisogna stare attenti.

Quando un karateka adulto vedesse delle prepotenze esercitate soprattutto verso donne e bambini (di solito da chi si rivela forte con i deboli e debole con i forti) deve intervenire immediatamente, sempre se le circostanze lo permettono.

Naturalmente non c’è solo il rispetto fra persone: è necessario rispettare anche cose e luoghi, anzi, tutte le cose e tutti i luoghi.

Ad esempio, avete riposto ordinatamente i vostri vestiti, rispettando l’ordine complessivo dello spogliatoio? Occupando un solo appendino, con le scarpe e la borsa posti in basso sotto i vestiti? Vi siete lavati i piedi prima di salire sul tatami, rispettando così ognuno il proprio decoro ed evitando di infastidire i compagni con eventuali cattivi odori?

E alla fine dell’allenamento siete capaci di ripiegare ordinatamente il karategi in borsa, senza arrotolarlo come una palla?

Il Dojo poi richiede un capitolo a parte: significa “il Luogo della Via”, cioè un luogo dove si impara ad affrontare la realtà, a stare al mondo. Dunque un posto importante, che potrebbe influenzarvi moltissimo, dove succedono tante cose: le belle divertono, dalle brutte si impara.

Nel Dojo si gioisce e si soffre, ci si impegna e si suda, si prendono colpi e si danno. In ogni Dojo migliaia di persone hanno condiviso la stessa passione: pugni e calci, kata e kumitè, sudore e anche sangue, pizzate e vacanze, amicizie e amori, con coppie che si sono formate e dopo anni hanno mandato i loro figli perché vivessero la stessa esperienza.

Mi piacerebbe che trattaste il Dojo con rispetto, e quando vedete qualcosa fuori posto vi premuraste di metterlo in ordine.

Io lo considerano un luogo sacro. Niente grida, spintoni o corse sfrenate: il gioco avrà il suo spazio, e non poco, ma poi si deve lavorare, perché con il lavoro e l’impegno si diventa forti.

Vi piacerebbe diventare forti? Essere ammirati per la vostra bravura? Con impegno, concentrazione e costanza potrete diventare bravissimi e il Dojo vi aiuterà.

Per estensione, anche a casa bisogna portare rispetto: tenere in ordine le proprie cose, aiutare i genitori a tavola con l’apparecchio/sparecchio o il lavaggio piatti. È importante riconoscere le premure dei vostri genitori, che non sono scontate, e dimostrare riconoscenza anche attraverso buoni risultati scolastici e la messa in atto delle loro raccomandazioni.

Questo si chiama rispetto.

Ricordatevi inoltre che possediamo anche una casa più grande che va rispettata, che si estende al nostro quartiere, alla nostra città e al mondo intero, e in ugual modo dobbiamo rispettare questa nostra grande casa, contribuendo a tenerla in ordine e a non inquinarla!

Madre Terra ci ha generato: da organismi monocellulari siamo diventati quello che siamo, e ci ospita con generosità; rispettarla è nostro dovere, oltre che conveniente per la nostra salute e per l’economia del futuro.

Infine… ma non ultimo: bisogna rispettare se stessi!

Cioè avere cura della propria persona attraverso l’attività motoria (che deve essere mantenuta tutta la vita), l’attenzione all’alimentazione (evitando cibi ricchi di grassi e zuccheri), e il contatto con la Natura (per sintonizzarci con la nostra parte spirituale). Ma di questo parleremo un’altra volta: ora al lavoro!

Rei … Yoi … Ajimè! ….

Carlo Pedrazzini