La Mente Senza Mente: Mushin No Shin

“Col solito amico di turno, incoscienti e scapestrati, decidiamo di fare il bagno nonostante la bandiera rossa e il forte vento di terra: la spiaggia sassosa è deserta, nessuno osa avvicinarsi al mare in burrasca. Vengo dal nuoto agonistico, e all’inizio non ho problemi: un gran divertimento.

Ma il mio amico no. Nonostante i suoi sforzi a un certo punto non riesce a tornare a riva, trascinato al largo della forte corrente.

Dopo un po’ non riesce più neanche a galleggiare: “Non ce la faccio più… Aiuto! Aiutami! Non riesco più… vado sotto… aiuto!” Mi avvicino e cerco di aiutarlo, ma senza conoscere tecniche di salvataggio è dura. Mi immergo per sostenerlo da sotto, ma non funziona perché vado subito in debito di ossigeno. Mi sbraccio per allertare le nostre due fidanzatine infreddolite sulla spiaggia, ma il risultato sono quattro braccia allegre che ci salutano saltando.

Mi guardo intorno e scorgo dei frangiflutti alla nostra sinistra. Con enorme sforzo per quasi 50 metri, un po’ spingendo e un po’ trascinando, porto l’amico sotto gli scogli. Sono sfinito, ogni cellula del mio corpo chiede ossigeno. Raccolgo tutte le mie residue energie e lo aiuto a issarsi sulla cima.

Proprio in quel mentre arriva da dietro una grande onda che ci solleva entrambi. Lui viene sbalzato indenne oltre la scogliera, nelle acque calme e basse fra la scogliera stessa e la spiaggia. Io invece vengo sbattuto prono sulla roccia che guarda il mare aperto, e nonostante tutta la resistenza che riesco a opporre, vengo trascinato verso fuori da una cascata d’acqua potentissima.

Mi sento soffocare sotto un volume d’acqua che non immagino. Senza orientamento perché la sabbia e i vortici confondono i miei sensi. Senza più forze… aria finita… anche la mia vita… finita!

Ma ecco, improvvisamente, mi “appare” un angelo chiamato Mushin. All’inizio si presenta sotto forma di ricordi: in pochi istanti rivedo il film della mia vita con le immagini di tutti i momenti più importanti, e la sensazione che mi rimanga qualcosa in sospeso da fare… Assolutamente non c’è paura, ma soprattutto, ed è ciò che mi salverà, sopravviene una calma e una lucidità mentale mai avute prima: la mente ora è vuota, nessun pensiero, nessuna emozione, nessuna sofferenza fisica, solo silenzio.., e sono aperto a tutto…

“… se trovassi un appiglio per sopravvivere… se solo ci fosse… certo non lo mancherei…!”

E così accade!

Sento un vortice di granelli di sabbia sul petto, capisco che è la direzione in cui dovrei puntare i piedi e spingere, e che la parte opposta è l’alto, la salvezza. Perciò rannicchio le ginocchia al petto, punto i piedi, e spingo verso il basso con tutta la forza rimasta, e grazie anche all’esperienza di nuotatore riesco a tornare a galla e finalmente a respirare. Sotto di me almeno quattro metri d’acqua, ma da sud un’altra grande onda in arrivo…

Questa volta però sono pronto: faccio un paio di bracciate veloci verso gli scogli, punto i piedi, e con una spinta buco l’onda da sotto spingendomi verso il largo. A quel punto, fra un onda e l’altra, ho il tempo di scalare gli scogli e portami in salvo.

Tutto il mio petto e le mie cosce sono pieni di sangue, dovuto ai numerosi tagli paralleli che le conchiglie affilate ancorate alle rocce mi avevano procurato quando sono stato trascinato sotto dall’onda.

Ma chi se ne frega: sono vivo!”

Ho sperimentato lo stato di Mushin la prima volta a 18 anni, quando durante una burrasca ho rischiato di affogare. In seguito ho riletto la mia stessa esperienza fatta da numerosi alpinisti, che dopo essere volati giù dalla montagna, ma non avendo perso la vita, hanno avuto modo di raccontare la loro esperienza.

Esattamente allo stesso modo, improvvisamente e naturalmente, sono sprofondati nello stato di mente vuota, la mente senza mente: nessuna paura, nessun desiderio. Solo il presente. È uno stato che la Natura ci regala sempre, in automatico, in caso di necessità, per salvarci la vita.

In combattimento si raggiunge lo stato di Mushin nei momenti di grande concentrazione, ma solo se si padroneggiano tutte le abilità necessarie, allora non si pensa più alla tecnica o alla strategia, e l’abilità diventa più immediata di un riflesso. Durante il combattimento non c’e più paura, o senso di crudeltà, o senso del sé. C’è solo azione spontanea. A tale stadio si può dire che il combattente abbia realizzato il vuoto.  

Quando ai campionati mi capitava, alcune volte neanche ricordavo quali tecniche avessi usato. Quasi non ne fossi l’autore. I grandi campioni, oltre a doti fisiche e mentali elevate, hanno una famigliarità superiore alla media verso il vuoto mentale.

Ho avuto, nella mia carriera di insegnante, alcuni atleti particolarmente predisposti/e a entrare nello stato di Mushin, addirittura qualcuno tirava fuori colpi che non avevo mai insegnato. Infatti lo stato di Mushin va a pescare anche nei ricordi, il subconscio spesso non fa differenza fra le cose che hai imparato o hai solo visto, o addirittura solo immaginato.

Chi ha visto il film La Tigre e il Dragone si ricorderà le parole del Mº Li Mu Bai, quando durante il secondo combattimento con Jen, figlia del governatore, parla del silenzio, della forza e della quiete, di lotta e pace interiore, e del sentire il movimento restando immobili: 

– “Cosa significa Maestro, cos’è una guida, cos’è l’arte della spada? Queste sono solo parole vuote, la verità è nel silenzio”. 

– E poi: “Combatti sempre con troppa forza. Come la verità è nel silenzio, così la forza è nella quiete. Non c’è lotta senza pace interiore, ricordalo. Questo solo per darti una lezione di vita”. 

– E infine: “Riuscirai a usare bene la spada quando potrai sentire il movimento anche restando completamente immobile”.

Spiegazione. 

  • Non servono parole per dimostrare di padroneggiare l’arte della spada, basta dimostrare l’abilità nell’azione.
  • La forza della spada sta nella quiete della mente, non nella mano che l’impugna: non si può vincere senza pace interiore. Jen stava usando la sua mente per attaccare, mentre Li Mu Bai la mente senza mente, cioè il vuoto, il silenzio, la pace interiore, senza alcuna tensione. Così Li Mu Bai vedeva Jen da un’altra prospettiva, e i suoi movimenti gli apparivano lenti e prevedibili.
  • Li Mu Bai dice ancora a Jen che diventerà una grande combattente solo quando la sua mente si svuoterà da ogni tecnica, e potrà percepire il movimento pur restando ferma: perché la sua mano sarà guidata dall’istinto, non più dalla mente razionale. 

Carlo Pedrazzini